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Libri sotto l’ombrellone/ Gli stregoni

Dal libro Gli stregoni, ed. Lindau, 24,00 euro – «Questa vicenda mi addolora molto», mormorò la signora Baxter. Era una donna anziana, minuta e dai tratti delicati, che incarnava perfettamente la tipologia della vedova devota, con i capelli argentei incorniciati da una raffinata cuffia di pizzo, un fine abito nero, la diafana carnagione di porcellana, i gentili occhi azzurri miopi e le bianche mani venate di blu ora impegnate in un lavoro di cucito. Riusciva sempre a creare intorno a sé un’atmosfera di pietà, umiltà, tenerezza e sincerità, persistente come il lieve aroma di sandalo che emanava dal suo vestito. La sua teoria dell’universo, così come ebbe modo di scoprire la ragazza che in quel momento la stava osservando, era inattaccabile e inaccessibile.

Gli eventi che si scontravano con essa non erano ritenuti tali o erano considerati così eccezionali da risultare trascurabili. Se messa alle strette, dava prova di una patetica scontrosità che smorzava ogni ulteriore discussione. La stanza in cui sedeva rispecchiava perfettamente la sua personalità. Nonostante l’arredo in stile alto vittoriano, la sua disposizione e l’accurata selezione denotavano un gusto così raffinato che lo privava di qualsiasi traccia di filisteismo. In qualche modo il tavolo di palissandro, che  quella mattina di settembre illuminava di una serena bellezza, non appariva in contrasto con la pannellatura Tudor della stanza. Un arazzo, che fungeva da divisorio, celava la porta che conduceva nell’ingresso, e morbide tende di velluto color oro scendevano ai lati di alte finestre moderne che si affacciavano sul giardino. Per il resto, l’arredamento era incantevole e appropriato: comprendeva alcune poltrone, un divano foderato, un gran numero di libricini rilegati in pelle su ogni tavolo e due basse librerie intagliate su ciascun lato della porta, gremite di testi poetici e religiosi.

La ragazza che sedeva ben diritta con le mani in grembo era un altro tipo di persona; l’unica cosa che si poteva asserire al riguardo era che la sua presenza non passava mai inosservata. Qualsiasi astrologo degno di questo nome non avrebbe avuto alcuna difficoltà nel riconoscere in lei una rappresentante del segno dello Scorpione. Il suo aspetto non era straordinario, anche se molto gradevole e di una gradevolezza che aumentava con la conoscenza. La sua bellezza, perché di questo si trattava, poggiava su buone basi: fattezze regolari, un mento rotondo con una fossetta appena accennata, folti capelli neri avvolti in una crocchia, grandi occhi marroni, seri e sereni. Le sue mani non erano piccole, ma ben tornite; la sua figura era snella, aggraziata, e appariva a suo agio in qualsiasi posa. In effetti dava un’impressione di quiete, forza e generale padronanza di sé; a confronto con l’altra donna, ricordava un cane da pastore di razza che fissa un gatto d’angora.  Le due donne stavano parlando di Laurie Baxter. «Il caro Laurie è così impulsivo e sensibile», mormorò sua madre, tirando delicatamente l’ago attraverso la seta e poi appiattendo con alcuni colpetti il tessuto, «ed è tutto così tremendamente triste». Era un fatto innegabile e Maggie non disse nulla, anche se dischiuse le labbra come se volesse parlare. Ma le richiuse subito e rimase seduta a osservare lo sfavillio del fuoco prodotto dai ciocchi nel camino. Poi la signora Baxter riprese il racconto.
«Quando ho appreso la notizia della morte di quella povera ragazza, mi è parsa così provvidenziale. Sarebbe stato terribile se l’avesse sposata. Devi sapere che Laurie non era a casa quel giovedì, quando è successo; è rientrato venerdì, e da allora sembra essere… impazzito. Ho fatto ciò che era in mio potere, ma…». «Era davvero così insopportabile?», domandò la ragazza con il suo tono pacato. «Non ho mai avuto occasione di conoscerla.». La signora Baxter posò il suo ricamo. «Mia cara, lo era davvero. Be’, ovviamente non posso dire nulla di negativo sul suo carattere. Era profondamente buona, credo. Ma sai, la sua casa, suo padre… che cosa ci si può mai aspettare da un droghiere… e per giunta battista!», aggiunse in tono leggermente malevolo.

Laurie è un giovane perdutamente innamorato di Amy. Quando la ragazza muore in seguito a un incidente, precipita nel più nero sconforto e decide di ricorrere alla negromanzia, in un disperato tentativo di riportarla in vita. Laurie entra così in contatto con un medium che lo induce a rivelare la parte più nascosta della propria personalità e a vincere le costrizioni morali della sua educazione vittoriana.

Pubblicato nel 1909 e considerato un classico della letteratura gotica, Gli stregoni è l’opera in cui Robert Benson affronta in maniera incisiva alcuni dei temi cardine della sua narrativa: l’eterna lotta tra il bene e il male nell’animo umano e i pericoli insiti nello spiritismo e nelle religioni alternative – fenomeni sociali molto in voga agli inizi del XX secolo tra i membri colti e benestanti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia e divenuti popolari ai giorni nostri – contrapposti alla fede salvifica nella regione cattolica (a cui Benson si era convertito). Mescolando generi diversi – romanzo d’avventura, horror ante litteram e giallo, stemperati da accenti romantici e lirici –, lo scrittore mette in luce le insidie che possono derivare da un interesse malsano per l’occultismo e per riti tesi a evocare forze oscure e malvagie. L’unica via, per Benson, è quella di affidarsi alla preghiera, nella quale è possibile trovare rifugio, consolazione e la certezza di poter vedere un giorno, come dice il profeta Samuele, un «mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra».