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Eurispes/ Suicidi in carcere, la strage silenziosa

Quella che si consuma anno per anno tra le mura dei nostri penitenziari è una strage silenziosa: nel solo 2011, secondo l’Associazione Ristretti Orizzonti i suicidi sono stati 66, 692 negli ultimi dodici anni, cioè più di un terzo di tutti i decessi avvenuti in carcere. Si tratta di un tasso di suicidi più di 20 volte superiore a quello registrato nel resto della popolazione italiana, al quale si deve aggiungere il numero impressionante di tentativi di suicidio e atti di autolesionismo.

Accanto ai 66 casi accertati nel 2011, è da segnalare la presenza di 23 episodi di morte per cause ancora “da accertare”: a questa voce corrispondono anche alcuni decessi avvenuti in circostanze “ambigue”, per le quali sono in corso indagini giudiziarie, volte ad accertare eventuali responsabilità del personale sanitario o di custodia. Nelle restanti situazioni il decesso è invece avvenuto per cause naturali e, in un caso, per omicidio. Uno degli aspetti che più colpisce dei suicidi è la giovane età di molte delle persone coinvolte che, in media, avevano da poco superato i 37 anni.

In 28 casi si è trattato di condannati con sentenza definitiva, in 27 di persone in attesa di primo giudizio; tre casi si stati sono registrati tra condannati in primo grado. Molto significativa è, tuttavia, anche la presenza di 8 eventi tra le persone sottoposte a misure di sicurezza detentiva, considerato soprattutto che in questo caso la popolazione di riferimento è molto esigua (circa 1.500 persone). 46 suicidi si sono consumati all’interno di sezioni comuni, dove vive circa il 90% della popolazione detenuta; 10 sono invece in internamento (9 all’interno di ospedali psichiatrici giudiziari e uno in casa di lavoro), 4 in isolamento, 3 in sezione protetti e 1 in alta sicurezza (2 in infermeria).

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