Libri sotto l’ombrellone/ Vita e pensieri di Gramsci
«Svolgendo questa ricerca mi sono dunque proposto di contribuire a collocare Gramsci nel suo tempo. D’altronde, oggi ci si può proporre di scrivere una storia della vita e del pensiero di Gramsci non solo grazie ai documenti disponibili e al lavoro critico e filologico che abbiamo alle spalle, ma anche grazie alla distanza che ci separa dal suo tempo. A più di venti anni dalla fine del comunismo è possibile affrontare con serenità e con la pietas necessaria i drammi e i conflitti della sua vita. (…) Ho avuto il dubbio che ripercorrendo pazientemente i momenti della vita di Gramsci giorno dopo giorno potessi correre il pericolo di cadere in una “storiografia del fatto”, ma credo di averlo potuto evitare perché le sue vicende personali, siano esse esistenziali, politiche o sentimentali, scorrono sullo sfondo drammatico della grande storia (…)». Così Giuseppe Vacca, presidente dell’Istituto Gramsci, spiega il recente volume edito da Einaudi che ricostruisce, come indica il titolo del libro «Vita e pensieri di Antonio Gramsci».
Difficile dire se questo sia un libro da leggere sotto l’ombrellone. Si può affermare, come per quello firmato da Fabrizio Cicchitto di cui pubblichiamo la recensione oggi, che è un libro importante e utile per chi intenda far politica con solide basi culturali. La ricerca di Vacca spazia dal 1926 al 1937. Procede con rigore di ricercatore e stile di romanziere e ciò aiuta non poco il lettore. Intelligenti e stimolanti le scelte dell’autore, un comunista a tutto tondo, che ci racconta la vita dell’intellettuale sardo prima dell’arresto e giustamente non trascura l’innamoramento per Giulia Schucht. Importanti, poi, sono le pagine dedicate all’eterodossia gramsciana rispetto al movimento comunista al momento del suo arresto. Significativo anche il settimo capitolo, che illustra «Temi e codici di comunicazione politica» perché, come ricorda giustamente Vacca, «La comunicazione in codice è una costante dell’epistolario gramsciano».
E in proposito non si può dimenticare come la vita dell’autore dei «Quaderni dal carcere», prigioniero del fascismo, fu tormentata dall’angoscia e dai sospetti: l’angoscia per essere stato «messo da parte» politicamente e «dimenticato» anche dalla moglie; i sospetti che Togliatti e il Pcd’I ne sabotassero la liberazione. Nella sua condizione Gramsci vede riflessi i drammi della «grande storia» ed elabora una revisione profonda dei fondamenti del bolscevismo: la concezione della politica e dello Stato, l’analisi della situazione mondiale, la teoria delle crisi e la dottrina della guerra. Nei Quaderni del carcere si sedimenta così un nuovo pensiero col quale si riprometteva di dare battaglia, una volta libero, per mutare gli indirizzi del movimento comunista. Al tempo stesso, attraverso l’epistolario ne comunica i capisaldi a Togliatti, proseguendo il duro confronto che li aveva divisi alla vigilia del suo arresto. È un «capolavoro» di comunicazione in codice che contempla atti di ribellione contro la sconfessione della sua politica e aspre denunce per la sua mancata liberazione. Sullo sfondo, la lotta eroica per non cedere ai ricatti di Mussolini e difendere condizioni minime di sopravvivenza.
Infine Vacca si concentra sul destino dei Quaderni, sull’azione di Togliatti per entrarne in possesso, sul ruolo giocato da Mussolini e sull’involontario aiuto offerto proprio dalle sorelle Schucht al compagno Ercoli. Spiace dover constatare che un saggio con ambizioni così dichiaratamente grandi, si fermi ancora una volta di fronte all’impossibilità di affrontare fino in fondo certi tabù.





