Agrama non era socio occulto di Berlusconi
Per Silvio Berlusconi, che in autunno a Milano avrà la sentenza del processo nel quale il pm Fabio De Pasquale ha chiesto la condanna a 3 anni e 8 mesi per frode fiscale 2002-2003 nella compravendita di diritti tv Mediaset, suonano ora a festa le campane delle motivazioni del proscioglimento a Roma il 27 giugno nell’udienza preliminare Mediatrade su imputazioni analoghe ma relative al 2004-2005.
Qui come là, infatti, i presupposti dell’accusa erano e sono che il produttore tv Frank Agrama fosse un socio occulto di Berlusconi e non un vero intermediario di diritti tv tra le major Usa venditrici di film e le reti acquirenti come Fininvest/Mediaset; e che il quasi 50% guadagnato nella rivendita dalle società di Dublino e Hong Kong di Agrama non fossero i legittimi compensi delle intermediazioni, ma «ricarichi» fuori mercato volti in realtà a creare fondi neri da retrocedere poi in parte al gruppo Berlusconi. Ma ora – nel motivare il proscioglimento «perché il fatto non sussiste» di Berlusconi, del figlio Pier Silvio, di Agrama e di altre 8 persone – il giudice Pier Luigi Balestrieri valorizza «negli atti i solidi ed eloquenti elementi conoscitivi» a suo avviso «suscettibili di dar conto dello svolgimento, da parte delle società di Agrama, di una effettiva attività di “intermediazione”» nell’acquisto di pacchetti di diritti tv presso Paramount e altri produttori in vista della successiva rivendita broadcaster europei come Mediaset.
Per il giudice «l’utilità di questa intermediazione» è provata non solo dai testi a discarico ma anche «dagli esiti della consulenza di parte» redatta, per conto del difensore Roberto Pisano, «dagli esperti dell’Entertainment Media Consultants di Woodland Hills, Usa, depositata il 4 giugno scorso».
Non solo: il giudice ravvisa che il ricarico del 49,5%, calcolato dai consulenti del pm e praticato da Agrama sui prezzi di vendita a Mediaset, non sia sospetto ma «del tutto ragionevole, quantomeno in termini astratti, tenuto conto del rischio di invenduto gravante sul mediatore».
Niente sovrapprezzo, dunque. E se l’accusa accreditava la retrocessione di parte di questo supposto sovrapprezzo al gruppo Mediaset su conti esteri di suoi dirigenti, il giudice obietta che il fatto che questi manager abbiano ricevuto da Agrama all’estero 15 milioni, a fronte di acquisti per 200 milioni del gruppo Berlusconi nel 1999-2005, fa propendere per «ordini di grandezza che parrebbero attingere la sfera individuale più che alludere alla sfera societaria»: insomma, una «cresta» personale di singoli manager infedeli di Mediaset, piuttosto che una restituzione di fondi neri a Mediaset.
Se infine il giudice, riguardo ai soli fatti sino a fine 2004, non assolve Berlusconi ma dichiara la prescrizione, è perché l’ex premier non vi ha rinunciato, chiedendo di essere giudicato nel merito.
(Tratto dal Corriere della Sera, a firma Luigi Ferrarella)






