Print FriendlyStampa

Una follia abolire il dipartimento nazionale del turismo

di Ignazio Abrignani *

In una fase di necessario rilancio dell’economia nazionale un arretramento dello Stato dal settore turistico costituisce un errore che l’Italia non si può permettere. Siamo tutti d’accordo su questo? In realtà pare proprio di no.

Il decreto legge sulla razionalizzazione delle spese, la cosiddetta spending review, ha disposto la soppressione e l’accorpamento di alcune strutture centrali e tra queste, stupefacentemente, la cancellazione del Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo.

Si tratta di una decisione non solo sbagliata, ma anche profondamente dannosa e rispetto alla quale con alcuni colleghi abbiamo cercato di far cambiare idea al ministro del Turismo, Piero Gnudi. Come in ogni ambito della spesa pubblica, infatti, anche nel settore turistico esistono spese inutili, ma esse sono per lo più frutto di una eccessiva frammentazione delle competenze che porta a conseguenti duplicazioni di spesa. 

Al contempo è di sempre maggiore evidenza che il turismo rappresenta una delle poche risorse “naturali” del Nostro Paese, non a caso conosciuto come il “Bel Paese”.

Il sistema turismo, proprio per la diffusione delle attrazioni naturali e culturali, coinvolge enti di ogni ordine e grado: dai più piccoli comuni, alle più grandi Regioni, allo Stato.

Detta ripartizione di competenze trova nell’art. 117 della Costituzione il suo fondamento e, proprio per questo, il turismo costituisce uno dei settori nei quali si riscontra il maggior tasso di regionalizzazione.

Il quadro delle competenze è profondamente mutato in seguito alla riforma costituzionale del 2001, che, trascurando la materia del turismo dall’elencazione delle competenze regionali di tipo concorrente (e nemmeno in quelle di competenza esclusiva statale) ha determinato, implicitamente, il riconoscimento alle Regioni del titolo di competenza esclusiva. In questo contesto normativo pasticciato il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo è (ai sensi dell’art. 22 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 2011) stata la struttura di supporto alle politiche del Governo nell’area funzionale relativa al settore turismo.

È stato il soggetto attuatore delle politiche turistiche nazionali e lo strumento di riferimento dell’intero settore, sia in Italia sia in ambito internazionale.

In particolare il dipartimento, operando in accordo con gli altri attori del settore, aveva tra i propri compiti:

a) definire le necessarie strategie per rilanciare la competitività dell’Italia sullo scenario internazionale per la valorizzazione del Made in Italy;

b) assicurare la sinergia di interventi diretti all’innalzamento della qualità dei servizi turistici e dell’offerta turistica dei territori, sia all’elaborazione e all’attuazione di strategie di sviluppo turistico competitive;

c) intervenire a livello nazionale per creare una offerta tematica idonea a soddisfare le molteplici esigenze dei turisti italiani e stranieri;

d) promuovere investimenti turistici in Italia e all’estero;

e) realizzare azioni dirette alla valorizzazione della ricchezza e della varietà delle destinazioni turistiche italiane, attraverso l’attuazione di interventi in favore del settore turistico, sia su fondi nazionali sia in riferimento a programmi cofinanziati dall’Unione Europea;

f) curare le relazioni istituzionali con l’Unione Europea e i rapporti con le Organizzazioni Internazionali, collaborando anche alla elaborazione delle norme in materia di turismo e delle attività professionali del settore;

g) assistere e tutelare i turisti, garantendo il consumatore di pacchetto turistico;

h) svolgere attività di indirizzo e vigilanza su ENIT, Agenzia nazionale turismo, ACI e CAI.

Se da un punto di vista normativo l’ambito statale è residuale, le attribuzioni del Dipartimento conservavano sostanzialmente una valenza strategica, proprio per la necessaria riconduzione ad unità delle politiche turistiche regionali e locali.

Ed è proprio una strategia turistica nazionale, un progetto-paese per il turismo che è mancato negli anni all’Italia cui il precedente governo ha tentato, in parte, di porre rimedio. In un momento di crisi abbiamo bisogno di unire e non di dividere i nostri sforzi.

Non è pensabile concorrere su scala mondiale con offerte regionali, quando tutti i nostri competitori – anche quelli come noi ricchi di tesori e bellezze – propongono un unico, grande, vincente, prodotto nazionale, come del resto tutti possono constatare dalle pubblicità sempre più frequenti a visitare questo o quel paese straniero.

In conclusione, con tutti gli sprechi che caratterizzano l’amministrazione pubblica, è stata un’autentica follia eliminare l’unica struttura demandata ad un ruolo di regia sul turismo, un giacimento di benessere inesauribile per l’Italia.

 

deputato, vice presidente dell’Osservatorio parlamentare sul Turismo