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La possibile rivincita della politica

di Sandro Bondi

 

Un recente articolo di Enzo Bettiza (“I moderati e la casa introvabile”) contiene una impietosa e onesta riflessione sulla storia del nostro Paese, e una lucida quanto angosciata preoccupazione sul futuro che ci attende.

Se la politica non si pone all’altezza di queste riflessioni è morta. Il suo posto verrà preso senza rimpianti dai mercati, dalla scienza o da chi ne farà temporaneamente le veci.

Bettiza ci parla con cruda verità dell’assenza fino ai giorni nostri di una destra liberale e di una sinistra autenticamente riformista. Questo dato inoppugnabile, almeno per chi voglia mantenere un minimo di obiettività intellettuale, pesa tuttora sulla vita politica italiana, che non a caso ha visto la nascita di un governo tecnico, affidato a un prestigioso professore universitario, di orientamento liberale, come Mario Monti.

Il paradosso che più di ogni altra cosa spiega la situazione nella quale ci troviamo è rivelato dal fatto che l’attuale governo nasce come risposta alla crisi della destra e della sinistra, più precisamente del sistema politico e istituzionale italiano, ma sopravvive e agisce nei limiti del sostegno che destra e sinistra gli possono garantire.

Bettiza pone giustamente l’accento sul fatto che “se avessimo una destra vera, coadiuvata nell’appoggio a Monti da una sinistra meno ambigua, allora il governo dei tecnici si sentirebbe più protetto nelle perigliose manovre anticrisi”.

A questo ragionamento impeccabile, si aggiunge il legittimo interrogativo sul dopo 2013, con il rischio che si prolunghi la paralisi politica come un’invincibile coazione a ripetere che condanna destra e sinistra in ruoli prefissati.

Se la diagnosi di Bettiza è fondata, quali ne sono le cause più profonde? E soprattutto come se ne può uscire?

Sulle cause storiche e culturali di quanto Bettiza descrive (in sostanza la minorità di una destra liberale che, dai tempi di Malagodi e di La Malfa, non riesce a diventare qualcosa di più di una élite rissosa e minoritaria), la mia opinione coincide con quella di Pier Paolo Pasolini, secondo il quale l’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non avrebbe conosciuto tre fondamentali rivoluzioni: quella statale monarchica, quella della rivoluzione borghese e quella della prima rivoluzione industriale.

Questo originario sviluppo della storia italiana, spiega il prevalere dal dopoguerra in poi, della cultura comunista e di quella cattolico democratica, che si affermano a partire dal ripudio dei loro fondatori: rispettivamente di Antonio Gramsci e di Luigi Sturzo.

Si può legittimamente prevedere una novità positiva per il futuro? Io spero di sì, ad alcune condizioni. In primo luogo che il Presidente Berlusconi nel prepararsi ad una nuova sfida politica si circondi delle migliori intelligenze del Paese, che non coincidono con delle scuole di pensiero né tantomeno con delle appartenenze ideologiche. Serve competenza e buonsenso per affrontare i problemi inediti che abbiamo di fronte.

È necessario, in secondo luogo, assecondare e contribuire al successo degli sforzi che Monti sta compiendo, come peraltro Berlusconi ha sempre fatto con un senso di responsabilità che nessuno può negare. Infine, proseguire il rinnovamento del partito, iniziato con l’elezione di Angelino Alfano, guardando soprattutto ai meriti, all’onestà e alla competenza, e selezionando dal territorio quegli amministratori pubblici che hanno già dato buona prova di sé nel rapporto con i cittadini. Rispettando queste condizioni, forse ci potremmo avvicinare a quelle condizioni che Bettiza ci ha ricordato con tanta onesta sapienza.