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Avanti e dietro dell’intervista a Bersani

 

A leggere l’intervista di Pier Luigi Bersani al Corriere della Sera sembrerebbe non ci siano dubbi: in caso di vittoria del Pd non ci sarà alcun futuro per Mario Monti né per la sua agenda di governo.

A lui il segretario democratico dedica la formula «come si dice in questi casi, Monti è una grande risorsa per il Paese». L’equivalente della «riserva della Repubblica», sinonimo di pensionamento con onore e sentiti ringraziamenti.

A beneficio dei duri d’orecchio, Bersani piazza altri puntelli. Alla domanda se in caso di vittoria del centrosinistra resterebbero gli attuali ministri, risponde: «A parte alcuni presidi essenziali di esperienza, punteremo su una nuova classe dirigente». E ancora: «Questa maggioranza non ha un orientamento parlamentare univoco. Monti va ringraziato per aver preso in mano un paese sull’orlo del precipizio. Fa i suoi errori, come tutti…».

E di «errori», agli occhi di Bersani e della sinistra che ormai il segretario Pd ha scelto come format elettorale – spedendo contestualmente in soffitta quell’alleanza con i moderati che aveva fatto capolino mesi fa – il premier deve averne commessi molti. Specie nelle ultime settimane. 

La spending review va ad incidere direttamente sui bacini elettorali di riferimento – pubblico impiego, sanità, enti locali – esattamente come la (timida) riforma del lavoro colpiva la Cgil. Perfino le dimissioni chieste da palazzo Chigi al governatore della Sicilia Raffaele Lombardo danneggiano il Pd, che aveva rimpiazzato Pdl ed Udc nelle nuova maggioranza siciliana. Se, come pare, l’uscita di scena di Lombardo sarà accompagnata da un commissariamento e non da elezioni anticipate che permettano ai democratici di salvare il salvabile, il saldo sarà, per Bersani, del tutto negativo.

Intendiamoci: il leader democratico fa il proprio lavoro e difende i propri interessi. La campagna elettorale è iniziata e la ri-discesa in campo di Silvio Berlusconi spinge Bersani a chiamare all’appello tutta la sinistra, politica e non, esattamente come in tutte le elezioni passate. Si può obiettare se questo coincida anche con il bene dell’Italia, e con la evidente necessità di proseguire con il lavoro e gli impegni di Monti anche dopo l’aprile 2013: ma per la sinistra la priorità è un’altra, ed anche per la segreteria di Bersani.

La verità, però, è che Bersani ha rilasciato al più autorevole quotidiano italiano un’intervista di propaganda politica. Necessaria, dal suo punto di vista, prima della pausa estiva. L’ipotesi di una grande coalizione Pd-Pdl dopo le elezioni 2013 è presa in seria considerazione dal segretario del Pd. Ma siccome la sinistra italiana ha sempre descritto Berlusconi come il diavolo, non può annunciare prima del voto di fare con lui alcun genere di accordo. Altrimenti come si può pensare di vincere le elezioni?

Siccome però governare il Paese dopo le elezioni sarà molto difficile, allora – in base ai risultati – elettorali il leader del Partito democratico potrebbe proporre a Udc e Pdl un accordo per un nuovo governo insieme. Con o senza Monti a palazzo Chigi. E nella testa di Bersani – assai probabilmente – c’è l’idea che il premier possa chiamarsi proprio Pierluigi Bersani.