Legge elettorale, il punto sulle trattative
Il Quirinale continua a spingere per una rapida approvazione della nuova legge elettorale e incalza le forze politiche a uscire dai vertici nelle segrete stanze che finora non hanno portato a una soluzione condivisa per andare a confrontarsi in Parlamento.
Proposta ineccepibile dal punto di vista formale, ma senza un accordo politico preventivo è rischioso arrivare in ordine sparso alle Camere, perché basterebbe l’approvazione di un solo emendamento a sorpresa per far saltare il banco e produrre una riforma squilibrata. La riunione del comitato ristretto del Senato, è servita solo a fare il punto della situazione, e difficilmente i relatori Vizzini e Bianco riusciranno a tirar fuori qualcosa di compiuto prima della pausa estiva. Fra i 35 disegni di leggi depositati c’è quello “ufficiale” del Pd che prevede il doppio turno di collegio, ma è una proposta destinata a restare in mezzo al guado, visto che Bersani e compagni continuano a rifiutare di accompagnarlo con la riforma istituzionale in senso semipresidenziale, come vuole invece il Pdl spalleggiato dalla Lega.
Poi c’è la bozza Violante: 50% dei seggi assegnati con i collegi, gli altri 50 con il proporzionale e liste piccole di 3-4 candidati in modo da permettere agli elettori una scelta più ponderata e “ravvicinata”. E, dulcis in fundo, i prodiani del Pd insistono sul ddl presentato alla Camera per il ritorno al vecchio Mattarellum, quella legge con 75% di collegi e 25% di proporzionale con listini che aveva prodotto una frammentazione micidiale portando alla formazione di ben 27 gruppi parlamentari.
Insomma, siamo ancora in una fase di grande incertezza da cui si esce solo se i partiti riescono a condividere alcune scelte dirimenti e fondamentali:
- Preferenze o collegi uninominali;
- Premio di maggioranza al partito o alla coalizione;
- Soglia di sbarramento più o meno alta.
Il Pdl, che ha riunito i suoi vertici per rispondere tempestivamente alla sollecitazione di Napolitano, ha trovato l’intesa su un’ipotesi che prevede il ripristino delle preferenze e il premio di maggioranza assegnato al partito vincente (e non alla coalizione) nel quadro di una legge elettorale proporzionale. Nello stesso tempo, non viene abbandonato l’obiettivo del semipresidenzialismo, la riforma costituzionale che dalla prossima settimana sarà di nuovo in discussione nell’aula del Senato.
L’auspicio del Pdl è quello di approvare in prima lettura a Palazzo Madama la riforma semipresidenziale riproponendo una maggioranza politica con la Lega, come è avvenuto sul voto riguardante il Senato federale. Portando avanti queste due opzioni, il Pdl offre alle altre forze politiche una seria base di discussione, e questo farà ricadere su Pd e Udc l’eventuale responsabilità di un non accordo sulla legge elettorale.






