Focus/ Il modello spagnolo in pillole
Al modello tedesco (proporzionale puro con sbarramento al 5 per cento e collegi uninominali), a quello britannico (maggioritario puro) e a quello francese (maggioritario semipresidenziale a doppio turno) si aggiunge il modello spagnolo.
Ripercorriamone insieme le caratteristiche principali:
- le circoscrizioni elettorali hanno una dimensione molto limitata: esse coincidono infatti con le cinquanta province spagnole. Considerando che i deputati del Congresso sono 350, il numero di rappresentanti che si eleggono in ogni circoscrizione è molto basso: varia da uno fino agli oltre trenta di Madrid e Barcellona. In molte circoscrizioni i seggi sono due, tre o quattro. La media è di sette seggi. Agisce pertanto uno sbarramento implicito molto consistente che tende a premiare i partiti più grandi;
- è prevista anche una soglia di sbarramento formale del 3 per cento a livello circoscrizionale. Essa vale a escludere i partiti molto piccoli nelle circoscrizioni più grandi;
- avvantaggia i partiti più grandi, ma allo stesso tempo non penalizza le formazioni regionali i cui consensi sono concentrati in specifiche circoscrizioni e consente alle formazioni nazionali capaci di superare la soglia del 3 per cento in sede circoscrizionale di conseguire una rappresentanza parlamentare, sia pure di più ridotta consistenza;
- il sistema è proporzionale ma ha impliciti effetti maggioritari, pur non avendo un formale premio di maggioranza;
- per eleggere i componenti del Congresso i cittadini votano sulla base di liste bloccate, senza voto di preferenza, ma il numero molto basso di candidati che compongono le liste consente comunque un buon rapporto di conoscenza e di relazione tra elettori e candidati.
- il sistema ha prodotto insieme un sostanziale bipartitismo e una costante alternanza di governo senza penalizzare i partiti a forte caratterizzazione regionale e garantendo un diritto di tribuna anche alle formazioni politiche più piccole.






