In Italia costa tutto molto. Tranne la diffamazione
Quanto vale la reputazione di una persona? È presto detto. Per una bella ragazza millecinquecento euro, più o meno il salario mensile di una colf, se in un libro scrivono – senza uno straccio di prova- che è «una donna d’onore legata ai clan malavitosi baresi» e in soprappiù «una escort»; per il fratello diecimila euro se sullo stesso libro scrivono – anche qui senza uno straccio di prova – che «è uno spacciatore di droga e pusher».
Se la cava così con l’esborso complessivo di 12.500 euro (mille di multa) Peter Gomez, il giornalista del Fatto condannato ieri per aver diffamato Lucia e Domenico Rossini in uno dei tanti libri dedicati a Berlusconi e alla saga di Palazzo Grazioli. Erano imputati anche i coautori Marco Lillo, Claudio Pappaianni e l’immancabile Marco Travaglio, che sono stati assolti. Gomez aveva infatti precisato di essere lui e solo lui l’autore del capitolo oggetto del processo.
Il giudice del tribunale di Bergamo, Maria Luisa Mazzola, ha dovuto prendere atto delle conclusioni del pubblico ministero sul fatto che Lucia Rossini aveva semplicemente partecipato ad una cena a Palazzo Grazioli, che la sua presenza era «casuale e non retribuita», che non è una escort e tanto meno legata ad alcun clan di malavitosi. E che il fratello non è un venditore di morte.
Il pm aveva chiesto la condanna di tutti gli autori del libro a un anno e 8 mesi di reclusione e al risarcimento di 500mila euro. Tutti assolti, salvo Gomez, che se l’è cavata con poco più che un buffettino. Un anno e 8 mesi son diventati mille euro, i 500mila euro sono evaporati in 11.500. Tanto vale la reputazione di una ragazza, sia pure con l’aggravante di aver cenato a Palazzo Grazioli, e di un giovane con l’aggravante ulteriore di esserne il fratello.






