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I veri formattatori saranno gli elettori

di Officina Firenze Terzo Millennio

Di formattatori, sinceramente, in giro non ne vedo. Semmai, a Firenze, parlando con le persone è chiara la percezione di lontananza che esse avvertono della politica del centrodestra rispetto alla Città reale. E non vedo neanche “creatività”, o guizzo – per dirla con Berlusconi – o almeno quel tanto di iniziativa  che sarebbe necessaria per dar vita ad un’alternativa credibile.

Ma il dato più sconcertante è che se c’è ancora qualcuno contrario alle preferenze – che provenga dalle file della destra o della sinistra, non importa – significa che manca la volontà di comprendere le ragioni di fondo degli elettori che, o disertano le urne, oppure si gettano tra le braccia di Beppe Grillo.

Del resto, dopo anni di maggioritario e poi di liste bloccate, è emerso chiaramente che il principio di tutti i mali non risiede nelle preferenze e continuare a dare centralità alle segreterie di partito è un modo per rendere i partiti stessi dei veri e propri “uffici di collocamento per cariche elettive” e per chi, molte volte, ha l’unico merito – e parlo per tutte le forze politiche – di portare l’acqua al mulino dei capi corrente e di chi “fa le liste”.
Politica vecchia, stantia, che si conta sulle tessere e non sui consensi veri. È la politica che si fonda su primarie finte, in grado di fomentare solamente lotte fra componenti interne, su liste bloccate, in cui gli amici stanno in cima e troppe persone capaci, in fondo, su congressi – magari unitari – in cui la gente si reca a votare “ su commissione” e che non sono espressione di consenso e di unanimità, ma di appiattimento e di soffocamento artificiale del conflitto e del dibattito.

Gli unici a formattare il Pdl o il Pd, o qualsiasi altra forza politica che non si adatterà alle novità e all’esigenza di rispondere alle istanze del cittadino, saranno gli elettori stessi.

Adesso la sfida consiste nel rimboccarsi le maniche sul serio, partendo dal basso, senza lezioncine da nessuno, promuovendo le istanze e le idee forza della Firenze migliore e senza personalizzare il confronto politico, ma dialogando con tutte le forze moderate e autenticamente liberali , disposte a “creare” e non semplicemente a “esistere”, a fare sterile atto di presenza. E va fatto partendo dall’associazionismo, dai gruppi spontanei, dal cuore pulsante della Città, che non ne vuole più sapere  delle solite parole d’ordine  e di vacue promesse di alternanza  e cambiamento da parte di chi non è in grado – o non vuole – garantirlo. Per i partiti, così come sono adesso, c’è sempre meno spazio. E se qualcuno, dall’alto del suo scranno conquistato per cooptazione, non si accorge che Firenze e l’Italia stanno solo chiedendo buona politica, beh, sono affari suoi. Significa, ancora una volta, che c’è urgente bisogno di una nuova classe dirigente e non sotto il profilo anagrafico, ma del modo di pensare. Questo non significa “formattare” da destra o “rottamare” da sinistra, ma solamente , buon senso.