Lainati: «Giù le mani dalla Rai»
«Mi pare che sia Gasparri, che Butti e Romani abbiano citato sentenze giurisprudenziali altissime che impedirebbero di dare corso ad una scelta cosi’ improvvida, ovvero quella di cambiare la governance della Rai non con una legge di riforma ma aumentando le deleghe del presidente scelto dall’esecutivo.
A questo punto mi auguro che il governo faccia una seria riflessione prima di avventurarsi in scelte che non farebbero altro che elevare la soglia della conflittualità già molto alta sulle vicende del servizio pubblico». Lo sottolinea all’Adnkronos il deputato del Pdl Giorgio Lainati, componente della commissione di Vigilanza Rai, in vista del voto della commissione stessa sul gradimento al presidente di Viale Mazzini designato dal Tesoro.
«Vedo che si parla di martedì come giorno del voto della Vigilanza ma credo che dovrà tenersi prima un ufficio di presidenza per la calendarizzazione del voto. Io ad oggi non ho ricevuto nessuna convocazione», dice Lainati.
In ogni caso, il deputato del Pdl mette in guardia sulle decisioni assunte dall’assemblea dei soci Rai in merito alle deleghe del futuro presidente: «Si tratta di scelte di enorme delicatezza e sarebbe opportuno che decisioni così rilevanti fossero assunte dal governo non certo in contrapposizione con gli orientamenti del più importante gruppo parlamentare della Camera e del Senato. Mi parrebbe davvero contraddittorio il rispetto delle prerogative del Parlamento per una parte della legge 112 e non per un’altra».
Secondo Lainati, «proprio perchè si tratta di una scelta così importante, comporta una legge di riforma del sistema radiotelevisivo, che deve essere messa in atto dal nuovo Parlamento».
«Fra l’altro le riforme si fanno partendo da proposte e su questo argomento ci sono proposte di tutti in campo, in alcuni casi, da anni: il Pdl ha depositato nel luglio del 2008 una sua proposta che vede come prima atto l’istituzione di un amministratore delegato per la Rai. Mentre il Pd questa tesi la sostiene da un anno, si potrebbe dire che ce l’ha copiata. L’altra cosa davvero singolare è che in quello che è il vivente o defunto terzo polo ci sono posizioni diametralmente opposte: il partito di Fini chiede sin dalla sua nascita la privatizzazione della Rai mentre l’Udc così come il Pd tutto vogliono tranne la privatizzazione. Mi chiedo come possano convivere due visioni così diverse», conclude Lainati.






