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Futuro centro destra/ Perché non credo ai formattatori della domenica!

di Tommaso Villa *

Il mio centrodestra c’è già: c’è già il progetto e c’è già il partito. Si chiama Popolo della Libertà. Serve integrare e arricchirlo di idee e programmi, serve liberare le forze già presenti in una nuova sinergia tra movimento, società civile. Incrementando la partecipazione dei cittadini, tornando tra la gente, moltiplicandone e radicandone la presenza sul territorio.

Come? Formattando o azzerando?

No, non credo. Non lo credo perché le brutte copie delle rottamazioni che non hanno portato fortuna al PD non credo potranno dare un contributo positivo nemmeno al PDL. E’ quella formula che non funziona: sgomitare dando spallate a questo o a quello, rottamando gli altri salvando se stessi, facendosi spazio per trovare collocazione a se stessi. Dire, cioè di combattere la casta dei nominati, nominando se stessi come promotori di un’iniziativa che appare priva di lungimiranza.

E’ invece lungimirante, ciò capace di guardare al futuro, al futuro del PDL, del centrodestra, dei suoi elettori e del Paese, ripartire da pochi, ma importanti concetti-chiave. Penso ad esempio all’inutilità di reintrodurre le preferenze per la selezione di deputati e senatori: nelle assemblee legislative, il ricorso allo strumento delle preferenze, quando le preferenze necessarie sono migliaia se non decine di migliaia, rischia di determinare derive di clientelismo e forme di propaganda di bassa lega.

Le liste senza prefenze, non caratterizzano “caste” di nominati, perché la selezione all’interno dei partiti è garanzia almeno al pari delle preferenze legate a lobbies o gruppi di pressione. E allora, perché cambiare? Sono favorevole alle primarie per l’indicazione del Primo ministro: le primarie sono efficaci quando concentrano la loro attenzione su ruoli di alto livelli. Quindi, avanti con le Primarie per il Premier, come per i Sindaci dei grandi Comuni. Poi ci sono i gazebo, la presenza nelle piazze: sono il vero contatto con i cittadini elettori, per restare presenti, ieri come domani, tra la gente, consentendo al popolo di indicare priorità, selezionare indicazioni programmatiche, verificare l’efficacia dell’azione politica del partito.

Basta, poi, con la storia di fare largo ai giovani: il PDL è già un partito che, grazie anche alle liste, ha consentito a molti giovani di entrare in Parlamento. In Toscana, il sottoscritto, insieme ad altri, è un esempio in Consiglio regionale, dove la legge elettorale è la matrice di quella in vigore a livello nazionale. A Firenze abbiamo organizzato un tour di incontri sul territorio, “a viso aperto” diceva il Sindaco del PD Matteo Renzi? No, noi abbiamo fatto ancora di più: i vertici locali e regionali del PDL, gli eletti a tutti i livelli, hanno dato vita a un ciclo di incontri molto più che a viso aperto: “Alza la voce, fatti sentire: il PDL ti ascolta”.

Noi abbiamo messo non solo il viso, ma anche il cuore e soprattutto abbiamo messo il microfono in mano ai cittadini, iscritti e simpatizzanti, mettendoci da parte nostra l’udito: abbiamo ascoltato i problemi della gente, abbiamo risposto. Insomma, un confronto vero: i megafoni nelle piazze servono per agitare le folle, ma poi finiscono chiusi in un armadio nelle segreterie di partito. E, quando occorre, si spengono anzi tempo i riflettori e si dichiarano esaurite le batterie: da noi no. Il giro continua: il PDL c’è, io ci credo e vado insieme a tanti altri amici a portarlo nei piccoli Comuni, nei quartieri, nei circoli. Sul territorio: non per prendere preferenze personali, ma costruire attorno a proposte e risposte concrete quel consenso che solo così, a mio avviso, potrà tornare ad essere ampio, partecipato, in una sola parola: vero, utile per tutti. Per questa nostra sfida politica che guardi all’interesse generale e non a quelli fin troppo particolari di chi vorrebbe dare una spallata a tutto questo.

* consigliere regionale Pdl in Toscana, 36 anni