L’opinione/ «È solo calcio, bellezza!»
di Carlo Sacchetti
L’ombra della crisi, gli spettri delle scommesse, i biscotti e i controbiscotti, le lettere di presidenti della Repubblica e Primi Ministri, sono questi gli ingredienti che, tra gli altri, hanno caratterizzato gli ultimi campionati europei di calcio, tali da non farci capire cosa sia effettivamente successo: se gli Azzurri hanno vinto o perso, se sono degli eroi o dei brocchi, e se – ma sì, facciamo un po’ di dietrologia – lo scannamento della nostra Nazionale abbia come sfondo la polemica tra Leghe sui giocatori italiani semi spompati dalle competizioni tra Club.
Ma sopra a tutti e tutto è lui ad elevarsi, Cesare Prandelli, da oggi il “Commissario tecnico del Presidente”, se possiamo osare, nel senso che lo stesso presidente Napolitano, come ha dichiarato, avrebbe accolto con disappunto un ritiro anticipato del Ct, meno che mai dopo una sconfitta da quattro goal in finale. Giammai!
L’investitura non è da poco, ma forse, come ha rilevato Maurizio Belpietro di «Libero», ha rischiato di dare alla testa al buon Cesare. Nel momento in cui ha incassato cotanto endorsement, egli ha contraccambiato affermando che l’Italia è un Paese per vecchi, piazzando una sonora e irrispettosa gaffe all’indirizzo dell’anziano Presidente della Repubblica, che appartiene alla classe dirigente dello Stivale da quasi sessant’anni; non pago si è altresì lanciato in una serie di dichiarazioni volte a glorificarlo, se non come Ct vincente, come portatore di un nuovo “Italian Style” nel mondo, un po’ come Monti, grazie all’aplomb suo e dei suoi ragazzi, salvo essere poi contraddetto dalle magliette azzurre lanciate al vento e dai piagnistei un po’ indecorosi degli Azzurri in finale.
Nel merito, a Prandelli, per il quale tifiamo e tiferemo sempre, vorremmo però dire due cose. La prima è che se i giovani che lui propone come modello, anche di comportamento, sono le rockstar che ha presentato al Quirinale, ci teniamo volentieri i vecchi; la seconda è più un invito: cerchi almeno lui di tenersi lontano da messaggi e simbologie, spesso discordanti tra loro, che con lo sport non hanno nulla a che vedere, ci regali qualche bella vittoria che aiuti a cancellare la bruttissima figura (da annali!) con la Spagna, e soprattutto non dimentichi, parafrasando il mitico Bogart che: «è solo calcio, bellezza!»





