Print FriendlyStampa

A Firenze centro destra in cerca d’autore

di Giovanni Calabresi

 

Gabriele Toccafondi, coordinatore cittadino del Pdl fiorentino, in un’intervista ad Italia Oggi afferma di non credere al piano pubblicato dall’Espresso giorni fa  che vedeva Matteo Renzi quale ipotetico leader del centrodestra.

Ebbene, personalmente, invece, al progetto “Rosa Tricolore” ci credo eccome e alla fine dirò il perché. Ma la questione che maggiormente desta stupore è che il buon onorevole Toccafondi abbia affrontato come unico argomento il Sindaco Renzi, senza cercare di svicolare o di affermare qualche idea-forza del centrodestra toscano. Questo suggerisce due considerazioni. La prima, che il Pdl, almeno a Firenze, non ha argomenti ed è costretto a rincorrere il giovane Primo Cittadino sul suo terreno.

Da troppo tempo, infatti, il partito berlusconiano ha perso il contatto con la Città, dato che i vertici cittadini sono stati tutti imbarcati nel 2008 sulla nave diretta a Montecitorio e a Palazzo Madama e pochi hanno avuto interesse a parlare direttamente con i Fiorentini, dato che grazie alle liste bloccate, il consenso è un particolare trascurabile. La seconda considerazione è che Renzi, come ammesso dallo stesso Toccafondi, grazie agli spazi lasciati a destra dal Pdl, ha fatto breccia anche in molti cuori “moderati” della Città del Marzocco. Un incantesimo destinato a sciogliersi solo quando sarà evidente un’alternativa forte che nascerà dal basso, dalla Firenze vera. 

È necessario, comunque, per prima cosa, che la dirigenza fiorentina pidiellina faccia “mea culpa”. Dal 2003 ad oggi, sull’onda delle facili vittorie dovute al carisma di Silvio Berlusconi, quanti militanti sono stati messi da parte ? Quante porte sono state sbattute in faccia ai tanti che, con buona volontà e spirito di servizio si sono prodigati per Forza Italia in una Città difficile come Firenze? Purtroppo il Pdl fiorentino si è sempre più chiuso in sé stesso, burocratizzandosi e irrigidendosi su rendite di posizione di fatto inesistenti se non per una classe dirigente traghettata in parlamento o nelle istituzioni regionali, senza preferenze. Questo, mentre Matteo Renzi – ironia della sorte – ha rappresentato un seppur debole spiraglio di novità ed una ventata di coraggio, proprio a sinistra, dove da sempre predominavano l’apparato ed i “grandi vecchi” provenienti dall’ex Pc, Pds, Ds.

Ecco perché credo che il piano Rosa Tricolore fosse autentico: perché chi l’ha elaborato sapeva bene che il Pdl, per ora è solo in grado di rincorrere. La speranza di alternanza – almeno per quanto attiene al governo di Firenze – risiede altrove e non certo nei partiti moderati come li conosciamo o nella loro dirigenza, uscita sconfitta da troppe battaglie locali.