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A Bruxelles con un po’ di orgoglio e senza pregiudizi

di Andrea Camaiora

«Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio».  Sarà stata veramente pronunciata da Winston Churchill questa frase sul nostro popolo? Probabilmente sì e d’altra parte la stampa nazionale, senza eccezione alcuna (Caravella inclusa), si incarica di confermare questo accostamento.

Purtroppo per noi la vicenda italiana ed europea è un po’ più grave e importante di una partita di calcio e serve a poco stemperare la situazione. Il nostro tecnico presidente del Consiglio va al vertice più importante con molte aspettative, per nulla limitate alla nostra Penisola, giacché un po’ tutto il Vecchio Continente, tedeschi esclusi, si attende un allentamento del rigore a tutti i costi che sta facendo collassare una dopo l’altra le economie europee.

Gli occhi della stampa internazionale sono puntati sull’Italia. Ha scritto in questi giorni il Financial Times che «Il premier Monti ha tempo fino a luglio per evitare che l’Italia, il Paese più importante nella crisi dell’Eurozona, si ritrovi ai margini della sostenibilità sui mercati come accaduto la scorsa estate».

Come ha ricordato il FT: «L’Italia è troppo grande per essere aiutata e la sua sconfitta potrebbe segnare la fine dell’euro».

I giornali tedeschi non rassicurano. Secondo il Der Spiegel, infatti, «Il Patto per la crescita che si appresta a varare il vertice europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles è solo uno specchietto per le allodole, destinato soprattutto a salvare la faccia di François Hollande davanti ai francesi che lo hanno eletto». Con il forte titolo “Der Mogelpakt”, il patto imbroglio, lo Spiegel ha aperto nelle scorse ore la sua homepage spiegando che tutti i partecipanti al prossimo vertice europeo «sanno benissimo che con questa decisione creano un miraggio per gli elettori ed i mercati finanziari». Il settimanale cita quindi il direttore del Centro di studi politici europei, Daniel Gros, secondo il quale si tratta di «vino stantio in nuove botti», con un effetto nullo sulla congiuntura, poiché l’obiettivo dei politici è solo quello di «mostrare di prendere sul serio i desideri degli elettori». Il settimanale ricorda che Hollande aveva promesso ai suoi elettori di completare il Fiscal Compact con una componente per la crescita ed adesso «gli altri capi di governo gli regalano questo piccolo trionfo».

Ha ragione l’autorevole giornale tedesco? Speriamo di no. Tuttavia c’è forse da guardare al dibattito europeo con meno provincialismo e, per una volta, con un pizzico di sano orgoglio nazionale. Il professor Marco Fortis, vicepresidente della fondazione Edison, nelle scorse settimane si è preso la briga di enumerare una serie di argomenti che mostrano la serietà mostrata non solo negli ultimi mesi, ma negli ultimi anni, dal nostro paese. Una serietà che meriterebbe di essere conosciuta e che risparmia un po’ una classe politica forse non esaltante ma sicuramente migliore di come viene sistematicamente rappresentata.

Ecco in sintesi gli elementi offerti dal professor Fortis

  • In percentuale sulla ricchezza privata, il debito pubblico statunitense è già oggi molto più alto di quello dell’Italia.
  • Negli ultimi due anni i debiti pubblici di Italia e Germania sono quelli cresciuti di meno.
  • Negli ultimi venti anni sono aumentati molto di più i debiti pubblici degli altri paesi che non quelli di Italia e Germania.
  • Dal 2003 al 2013 l’Italia avrà prodotto il più alto surplus primario statale cumulato della storia moderna, pari a circa 60 punti percentuali di pil in vent’anni. La virtuosa Germania, invece, di punti di surplus primario ne avrà conseguiti solo 10, mentre tutti gli altri maggiori paesi avanzati si trovano addirittura in forte deficit cumulato, così come Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia.
  • Nell’Unione europea – sulla base di dati Eurostat e Fmi – Germania e Italia sono i paesi che hanno sforato meno i parametri di Maastricht.
  • Guardando le previsioni per il 2012, in Europa Italia e Germania sono tra le poche economie a rispettare i parametri di Maastricht. Ecco qualche dato tratto dall’ultimo Fiscal Monitor del Fondo monetario internazionale: il rapporto deficit-pil si attesta al 2,4 per cento in Italia e allo 0,8 per cento in Germania, mentre la Francia è al 4,6 per cento e la Spagna al 6 per cento. Per non parlare di Inghilterra (8 per cento) e Irlanda (8,5 per cento).

Sul rigore l’Italia non può accettare lezioni da nessuno: negli ultimi venti anni, nessuna economia avanzata, neanche la Germania, ha prodotto uno sforzo fiscale rilevante come l’Italia. Questo, ovviamente, ha avuto un effetto recessivo e i dati sul pil lo dimostrano. Ciò nonostante sono proprio Italia e Germania tra i pochi paesi dell’Unione europea avviati a rispettare più di altri stati i nuovi vincoli del Fiscal compact.

Per questo l’accostamento tra Spagna e Italia non ha senso:

  • È per perseguire una politica economica iper rigorosa che l’Italia è finita anche in recessione, mentre la Spagna vi è dentro in pieno senza nemmeno aver rimesso i conti pubblici in ordine.
  • La disoccupazione spagnola è doppia di quella italiana.
  • Da un anno il nostro deficit statale è diminuito mentre quello spagnolo è cresciuto.

Cosa vogliamo dire con tutto questo? Semplice, il professor Monti a Bruxelles rappresenta l’Italia e lui, come tutti noi italiani, deve essere consapevole di essere migliori di come veniamo rappresentati e di come, sbagliando clamorosamente, noi stessi ci descriviamo agli occhi degli stranieri.