Riforma Fornero: un paradosso
Oggi il disegno di legge Fornero sul lavoro arriva in Aula, a Montecitorio, da cui uscirà – salvo improbabili colpi di scena – il giorno 27 dopo ben quattro voti di fiducia su ciascuno degli articoli del provvedimento. Così, la vicenda si chiude – per ora – all’insegna del paradosso. Monti ha chiesto ai partiti della maggioranza di poter volare a Bruxelles, per il vertice di fine settimana, con il testo approvato.
Il che ha indotto la Commissione referente, poi l’Assemblea a votare il disegno di legge nella stesura del Senato, dal momento che, in caso di modifiche, il provvedimento sarebbe tornato a Palazzo Madama per una terza lettura impraticabile prima del 28 giugno.
Ma il progetto Fornero (la titolare del welfare ha firmato il disegno di legge in assoluta solitudine) non piace alle forze della maggioranza (in verità sono pochi quelli che non lo criticano). Così, la Presidenza del Consiglio ha dovuto impegnarsi a modificare ‘tempestivamente’ la legge approvata, risolvendo «con appropriate iniziative legislative, altri problemi posti dai gruppi parlamentari: la questione dei c.d. esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali … anche sulla base delle costruttive proposte provenienti dai gruppi di maggioranza».
Come a Bruxelles possano prendere sul serio una riforma che deve essere subito cambiata resta un mistero. È un fatto, però, che i voti di fiducia sono stati condizionati a quel solenne impegno del Governo. Nonostante gli utili aggiustamenti apportati, in prima lettura dal Senato, la (presunta) riforma continua ad esibire una visione novecentesca del lavoro perché considera i rapporti di impiego flessibili come una pericolosa deviazione, dimenticando che la nuova legislazione, dalla legge Treu alla Legge Biagi, ha consentito, nel decennio 1997 – 2007, a fronte di una modesta crescita dell’economia, alcuni milioni di posti di lavoro in più che la grave crisi degli ultimi anni non ha ancora divorato del tutto.
La flessibilità è una risposta, non l’anticamera della disoccupazione. Proprio in queste ore l’Istat ha fornito ulteriori dati sul fenomeno del c.d. precariato. Ha dimenticato, però, di stimare quante posizioni di lavoro non esisterebbero in mancanza di rapporti flessibili. E soprattutto quanti altri posti scompariranno o si imboscheranno nel sommerso se la legge Fornero non sarà cambiata.
(Tratto dal Quotidiano Nazionale, a firma Giuliano Cazzola)






