Il punto sugli esodati
È andata in onda alla Camera l’ennesima puntata del pasticcio degli “esodati”. I numeri l’hanno fatta da padroni nell’esposizione del ministro Fornero, e alla fine tutti si sono chiesti: ma quali saranno mai le cifre esatte?
I tecnici più tecnici sanno bene che dietro questi numeri aridi ci sono persone reali, per lo più nella seconda parte della loro vita, che si trovano di colpo senza alcuna copertura e magari con ancora pesanti responsabilità da onorare nei confronti delle proprie famiglie. Un vero, drammatico pasticcio, una confusione totale di cifre e di dati contrastanti tra loro che non avrebbe mai dovuto verificarsi, soprattutto da parte di un governo composto appunto da “tecnici”.
Il problema degli esodati nasce da un eccesso di presunzione, dal non aver voluto stabilire un periodo “transitorio” per una riforma complessa destinata a passare attraverso diverse fasi. Se a questo si aggiunge che in corso d’opera sono state cambiate le regole per il pensionamento di centinaia di migliaia di soggetti, ecco come è venuta fuori la frittata odierna. E anche se adesso i “professori” al governo assicurano che entro pochi giorni verrà trovata la soluzione per tutti, restano vivi il disagio e la sfiducia.
Sarà fissato con tutta probabilità a 62 anni il limite di età oltre il quale si potrà direttamente intervenire da parte del Governo o attraverso l’applicazione delle vecchie regole più favorevoli delle attuali.
Ma al di la di queste scialuppe di salvataggio, è tutto l’atteggiamento del Governo in materia di lavoro che appare sbagliato. C’è al fondo l’idea molto professorale di considerare le persone come numeri o come problemi seriali, al di fuori della realtà di una vita di lavoro.
Non si spiegherebbe altrimenti come sia potuta nascere una divergenza di oltre 325.000 “esodati” tra i 390.000 e spiccioli calcolati dall’Inps e i 65.000 forniti dal Ministero del Welfare, poi continuamente aggiornati e adattati.
Lo stesso atteggiamento, con un certo fondo di sufficienza, lo si è riscontrato anche nella stesura della riforma globale del settore lavoro: da qui le perplessità e i forti distinguo del Popolo della Libertà, superati poi nel segno della responsabilità, in vista del vertice europeo di fine mese a Bruxelles dove si deciderà la sorte dell’euro e il futuro dell’integrazione.
Ma è stato necessario un intervento diretto del premier per calmare le polemiche dopo l’intervento del ministro Fornero: il «faccio tutto io la prossima settimana» potrà reggere alla prova dell’Aula?






