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Cavalieri del Lavoro e crisi: lo studio del Censis

di Carlo Sacchetti

Come uomini insigniti di una delle più importanti onorificenze della Repubblica Italiana, ma soprattutto come attori protagonisti del nostro sistema economico, un pò in panne ma tutt’altro che morto, i Cavalieri del Lavoro, attraverso la loro Federazione Nazionale, sono stati l’oggetto di una ricerca del Censis pubblicata nello scorso aprile, dal titolo «Idee e proposte per la competitività del sistema-Italia».

Sarà che la prospettiva da cui si leggono i dati rappresenta l’eccellenza
imprenditoriale del nostro Paese, ma il contributo dei Cavalieri al dibattito
attuale sulle problematiche di congiuntura è all’insegna di un certo ottimismo, nonostante la fase di oggettiva difficoltà. Nel primo semestre del 2011 il 56% del campione analizzato ha infatti incrementato il proprio volume d’affari, mentre il 53% degli intervistati ha registrato una netta ripresa degli investimenti con una sostanziale tenuta dell’occupazione.

Insomma, un trend in apparenza soddisfacente per gli insigniti, ma vediamo che cosa c’è alla base.

Innovazione:
anche in questa ricerca si invoca – a ragione – l’innovazione, fattore da cui non si può prescindere in funzione dello sviluppo dinamico dell’impresa, e questo lo sappiamo bene visto che ormai il principio è diventato una sorta di mantra degli ultimi Governi senza, tuttavia, riscontri così eclatanti. Ma ciò che provoca un lieve sussulto di compiacimento è che quasi la totalità delle imprese considerate nell’indagine giudica positivo il livello di innovazione raggiunto, il 71% è del tutto indipendente nello sviluppare innovazione in funzione dei mercati, e solo il 20% si avvale di organismi di ricerca pubblici e non.

Internazionalizzazione:
altro mantra, e nel caso dei Cavalieri un mantra che li avvicina al divino, visto che il 91% delle imprese interpellate si distingue per una forte presenza sui mercati internazionali, con modalità organizzative varie e articolate, mentre arriviamo al 100% del campione se si considera la sola componente manifatturiera.

Qualità e forza del marchio:
quasi il 77% del campione, riporta lo studio, vede la qualità e l’unicità del prodotto quali principali fattori di maggiore
competitività per l’impresa, uniti a una forte strategia di brand come biglietto da visita per i mercati.

Percentuali e concetti da applauso, non c’è che dire. E sul piano delle proposte? La ricerca del Censis, anche qui, non ci fa mancare un parere autorevole ed informato: semplificazione e meno burocrazia (lo afferma l’83% degli intervistati), maggiori infrastrutture (70%), flessibilità del lavoro (67%) e lotta all’evasione fiscale (62%). Ma nonostante tutto quella dei Cavalieri è una visione positiva del futuro, anche se la maggior parte di essi crede che il Paese non saprà tornare ai passati livelli di benessere.

Un dato sorprendente emerge, ovvero una buona aspettativa rispetto alle classi dirigenti del futuro, che per la stragrande maggioranza degli intervistati (89%) saranno migliori di quelle odierne. E se lo dice l’eccellenza del nostro Paese, non c’è che da credergli.

Leggi il dossier «Osservatorio sulle medie imprese dei Cavalieri del Lavoro» – Censis