Bersani preferisce Vendola a Di Pietro
Il vecchio triangolo Pd, Sel e Idv si sta sbriciolando a danno di Di Pietro, mentre si ricompone la storica coppia di fatto delle due anime del post-comunismo in Italia. Bersani stringe un rapporto sempre più esplicito con Vendola perché vuole scaricare e indebolire il più pericoloso nemico a sinistra, l’ex pm di Tangentopoli.
Non basta ai democratici nascondere o sforbiciare la foto di Vasto, occorre distruggere quel mostro elettorale che Veltroni aveva costruito garantendogli un’ampia rappresentanza parlamentare grazie all’alleanza con il Pd quattro anni orsono. L’operazione politica non ha solo un sapore togliattiano (il Pc ieri e il Pd oggi non possono consentirsi scavalcamenti a sinistra) ma serve a garantire le migliori condizioni per ammorbidire Vendola e, soprattutto, per agganciare Casini.
Naturalmente Bersani paga volentieri il prezzo dell’esilio di un alleato scomodo, invadente, estremista per antonomasia come l’ex Pm della Procura di Milano. L’ultimo schiaffo del segretario del Pd a Tonino è avvenuto sulla Rai e non resterà senza conseguenze. La novità introdotta da Bersani di avallare per il CdA di Viale Mazzini due nomi della società civile non è soltanto una concessione (fintamente) antilotizzatrice.
C’è del metodo in questa piccola follia. Di Pietro, nonostante la promozione del suo ex compagno di banco e di toga Colombo, ha capito che il Pd è solo all’inizio della aggressione. Alle elezioni politiche, l’esperimento-Rai che ha tagliato fuori l’Idv, sarà ripetuto con ben altro dispiegamento di forze.
Bersani insomma accoglierà al suo fianco liste della cosiddetta società civile, dove ci sarà posto per figure variegate: giustizialisti della prima ora, girotondini della seconda e magari qualche esponente della corte di Repubblica, il giornale di Scalfari e De Benedetti.






