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Per Chiara

di Francesco Natale

Stavolta ho meditato a lungo prima di mettere mano al word processor. Considerazioni e ponderazioni si sono rincorse, sovrapposte, liquefatte e riplasmate, come se fossi stato vittima di quel fenomeno clinico chiamato “fuga delle idee” che affligge i consumatori direzionali di anfetamina.

Parole come «opportunità», «dubbio», «strumentalizzazione», «discrezione», «politicizzazione», «mediazione», «turbamento» si sono accatastate a più riprese nel mio personale alambicco interiore, producendo, a distillazione avvenuta, una concozione imbevibile che sapeva di fango e marciume. Parole che, in questo caso, erano certamente farina del diavolo, piena espressione di quella «sobrietà dello Spirito» che tanto viene predicata e venerata oggi da innumerevoli benpensanti. Qualcuno dei quali, purtroppo, veste pure paramenti sacri e ha (ancora) il privilegio del «celebret».

È stato mentre rileggevo per l’ennesima volta la storia di Chiara sul blog di Costanza Miriano (amica preziosissima che in due parole due è capace di risvegliare pure le coscienze più narcotizzate) e in TV passavano in sequenza spot nei quali un golem di botox mi proponeva l’acquisto di un attrezzo per sviluppare gli addominali e, subito dopo, una passerella di pessime maestrine mi snocciolava tutte le parole che iniziano per “F” ascrivibili ad una surreale concezione della femminilità che mi sono deciso a scrivere di questa donna straordinaria.

Chiara Corbella in Petrillo è una giovane donna «nata in cielo» lo scorso 13 Giugno. Cresciuta nell’ambito dell’associazionismo Cattolico, conosce durante un pellegrinaggio a Medjugore il suo futuro sposo Enrico Petrillo, col quale convolerà nel 2008. Chiara resta subito incinta di Maria, una bambina alla quale viene diagnosticata una grave forma di anencefalia. Nonostante l’atroce verdetto Chiara ed Enrico decidono di far nascere comunque Maria, la quale, ricevuto il Battesimo, morirà dopo soli trenta minuti dalla nascita. Qualche mese dopo Chiara resta nuovamente incinta di Davide. Anche questa volta le cose non vanno bene: il bambino risulta privo di arti inferiori, e successive anomalie nello sviluppo dei visceri lo avrebbero reso «incompatibile con la vita».

Chiara ed Enrico non si danno per vinti e decidono di fare nascere Davide: un altro Battesimo, un altro funerale. Ma la fede dei due giovani sposi, come forse per qualcuno sarebbe stato logico e comprensibile, non viene minimamente intaccata: chi ha partecipato ai due funerali ricorda come Chiara ed Enrico non abbiano mai smesso di ringraziare Dio, con semplicità e sincerità, nonostante le durissime prove cui erano stati sottoposti. Finalmente, una terza gravidanza: Francesco, che appare fin da subito in ottima salute. Ma al quinto mese di gestazione una nuova croce colpisce Chiara: le viene diagnosticato un carcinoma in fase avanzata. Al fine di preservare la vita che ella porta in grembo, Chiara ritarda chemio e radioterapia fino all’ottavo mese, quando Francesco, con la piena sicurezza che potrà sopravvivere, viene fatto nascere. Solo allora Chiara si sottopone ad un intervento ed alle debilitanti terapie, senza mai perdere il sorriso e la gioia per la nuova vita che, dopo tanti travagli, è riuscita a mettere al mondo. Purtroppo Chiara non ce l’ha fatta.

Durante la celebrazione funebre alla quale hanno partecipato più di mille persone, così ha parlato il Cardinale Vicario di Roma Agostino Vallini, che ha concelebrato insieme a venti sacerdoti: «Io non so cosa ha preparato Dio attraverso questa donna, ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere, e ci ricorda di dare il giusto valore ad ogni piccolo o grande gesto quotidiano».

Poco o, meglio, nessuno spazio resta a dubbi e considerazioni “moderate” di fronte a questa testimonianza, straordinaria nella sua terribile semplicità: Chiara sarebbe sopravvissuta se avesse accettato di mettere a repentaglio la vita Francesco al fine di curarsi tempestivamente? È un interrogativo che non ha alcun senso per chi, con umiltà e letizia, è divenuta “altera Maria”, e, come la Madre di Dio all’annuncio di Gabriele, risponde nell’unico modo che ritiene possibile: «Accada di me secondo la Tua parola».

Ora, demandando ad altro momento e ad altro contesto considerazioni più intimamente personali che riguardano l’oggettiva difficoltà per il sottoscritto, afflitto come è da nevrosi ed eretismo cerebrale, di accettare e comprendere pienamente Il significato di una tale testimonianza, mi limito ad affrontare l’aspetto più prosaicamente mondano delle vicenda, auspicando di non recare così oltraggio alla memoria di Chiara.

La storia di questa giovane donna è «scandalosa»: nello smisurato amore di cui ella ha dato prova nei confronti di suo figlio e, prima ancora, di Cristo, si celano i semi benedetti dello «scandalo». Lo scandalo che non mancheranno di provare, indignate, le tante «scrofe con le ali» che cianciano ancora oggi di «liberazione», di «condizione della donna», di «femminicidio», di «quote rosa», di «emancipazione», di «gender», di «RU486». Già le/li immagino col dito alzato, a stinta imitazione del ben più nerboruto e solido Padre Cristoforo, e la boccuccia a sedere di gallina, tutti presi ad ascrivere Chiara alla categoria dei malati di mente, di quei poveri pazzi che, obnubilati dal clericalismo bigotto, antepongono il proprio egoismo di genitori cristiani alle condizioni di vita del nascituro, per il quale, acclarate le eventuali menomazioni, l’aborto sarebbe stato un «pietoso favore».

Perché, vedete, pur scevra da ogni presupposto anche solo lontanamente «politico», la scelta di Chiara porta con sé, intrinsecamente, una carica dirompente di fronte alla quale tutti, ad ogni livello, non possiamo chiudere gli occhi o non prendere atto, fingendo che non sia accaduto nulla: la sua decisione, limpida e serena, mette ciascuno di noi di fronte a sé stesso, alle proprie contraddizioni, alla propria «tiepidezza», al proprio opportunismo. In una parola, di fronte alla propria vigliaccheria, spesso paludata da «nobilissimi» intenti.

Perché sento l’esigenza di mettere le mani avanti e di affilare preventivamente le lame?

Semplice: proprio ieri, mentre si celebravano i funerali di colei che non solo ha dimostrato di essere la più amorevole delle madri, ma vera Donna e vera Femmina, un’orda di 10.000 scalmanati manifestava per le vie di Roma contro la Green Hill. Chissà, mi chiedo retoricamente, che cosa mai penserebbero questi paladini del pensiero verde della storia di Chiara…