Troppe tasse fanno male all’economia
Di troppe tasse si muore: a dirlo è, ieri, anche la Corte dei Conti. «La pressione fiscale eccessiva, soprattutto per l’economia reale, produce recessione, e quindi il pericolo di un avvitamento, ed infine porta al risultato opposto alle attese: un minore gettito per i conti pubblici». La conferma è arrivata puntuale poche ore dopo dal ministero dell’Economia: nei primi quattro mesi del 2012 mancano all’appello 3,5 miliardi, dovuti quasi esclusivamente al minore introito dell’Iva rispetto al previsto (meno 9,6 per cento) ed al minore introito degli oli minerali, cioè del carburante (meno 6,2).
La sola Iva ha dato quasi 3 miliardi in meno, dai carburanti viene a mancare un altro mezzo miliardo. E il governo come pensa di rimediare? Aumenta le accise sulla benzina (magari per coprire le spese del terremoto), e rispolvera il prossimo nuovo incremento dell’Iva. Che al contrario avrebbe dovuto essere evitato con i tagli alla spesa. Ma per questo non era stato ingaggiato il tecnico dei tecnici Enrico Bondi?
Siamo chiaramente di fronte ad una ricetta fiscale sbagliata. E non ci si venga a dire che si tratta di scelte che abbiamo condiviso: noi sosteniamo l’obiettivo di fondo, il pareggio di bilancio. Le modalità per arrivarci riguardano il governo: e sono state innumerevoli le volte che siamo intervenuti, come Pdl e direttamente attraverso Angelino Alfano, per suggerire vie alternative ed evitare ulteriori aumenti delle imposte.
La conferma della nostra analisi, che è anche della Corte dei Conti, sta tutta in un paio di cifre. Nel primo quadrimestre le entrate tributarie sono aumentate dell’1,4 per cento rispetto allo stesso periodo 2011, e siccome l’anno scorso c’era stata un’imposta una tantum sul leasing immobiliare, la crescita netta è del 2,5 per cento. Quindi la pressione fiscale continua a salire, come denuncia la Corte dei Conti. Ma il governo aveva messo in bilancio, del Documento di economia e finanza (Def) introiti ancora superiori, pensando forse che con Iva e benzina in continua spremitura la gente continuasse tranquillamente a comprare. E così ecco il buco da tre miliardi e mezzo. Buco interamente attribuibile al calo dei consumi: l’Iva si paga sugli acquisti, così come la tassa sui carburanti.
Eppure mentre le tasse sono sempre certe (anche se poi si rivelano un boomerang), i tagli alla spesa restano quanto mai incerti. La spending review è ancora oggetto di studio e comunque non dovrebbe produrre più di 4,2 miliardi su cento che pure sono stati dichiarati “aggredibili” (ma allora perché non aggredirli un pò di più?), e con questi si dovrebbe evitare il nuovo aumento dell’Iva, coprire parte delle spese del terremoto, colmare eventuali problemi di deficit. Risultato: avremo forse un nuovo aumento dell’Iva. Anzi, di più: dal 10 al 12 per cento, e dal 21 al 23,5 per cento. Il tragico è che di fronte a tutto questo la sinistra ha una sua ricetta specialissima: la patrimoniale.






