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Se il giudice sbaglia deve pagare? Più o meno

Se il magistrato sbaglia deve pagare? In tutti i paesi civili è così. Dovrebbe esserlo anche in Italia, dove fin dal 1987 un referendum ha introdotto la responsabilità civile dei giudici: una riforma che venne intitolata ad Enzo Tortora, caso clamoroso di vittima del sistema giudiziario. Legge rimasta sempre lettera morta, tanto che a provvedere alle sanzioni disciplinari per giudici e pm sono i giudici stessi, quelli del Csm, e finora, tranne rarissime eccezioni, non hanno mai sanzionato nessuno.

Ora il ministro della Giustizia, Paola Severino, propone a nome del governo una novità: se il giudice viola la legge rischia metà dello stipendio. Un passo avanti di principio, ma non ancora sufficiente nella sostanza. Il testo dice infatti che «in caso di violazione manifesta della legge e del diritto comunitario lo Stato deve esercitare la sua rivalsa fino a pretendere metà dello stipendio annuale del magistrato». Già, ma che fine fa la responsabilità verso i privati cittadini? La Severino afferma che «viene eliminata la criticità dell’azione diretta per responsabilità civile dei magistrati». Sembra di capire che uno dei pilastri del diritto – chi sbaglia paga – diviene “criticità” se riguarda chi indossa la toga.

I nostri sospetti aumentano visti i pur timidi applausi dell’Associazione magistrati, che giudica «comunque positivo» l’emendamento del governo. Tutto nasce dal fatto che il 2 febbraio scorso il Parlamento – alla cui sovranità l’esecutivo dei tecnici si era rimesso in questa materia – ha approvato la norma sulla responsabilità civile delle toghe. Con un emendamento leghista sostenuto dal Pdl che introduceva anche la responsabilità diretta (cioè non coperta dallo Stato) in caso di violazione manifesta del diritto, dolo e colpa grave. All’estero è appunto così da decenni, in Italia il partito dei giudici lo ha sempre impedito. Immediata la reazione dell’Anm: «Si indeboliscono le garanzie di tutti i cittadini, in particolare di quelli più deboli». Il paradosso è evidente: la norma che tutela i cittadini contro gli abusi giudiziari diviene, per il sindacato dei magistrati, un «indebolimento delle garanzie» dei cittadini stessi. Il Pd ha risposto prontamente all’appello chiedendo di evitare la chiamata in correità dei giudici autori di errori giudiziari in procedimenti intentati contro lo Stato.

Ora la Guardasigilli cerca un compromesso, riconoscendo la responsabilità dei giudici ma con pagamento dei danni allo Stato.