Per il governo decisivo il prossimo vertice europeo
Il prossimo 28 giugno, a Bruxelles, il Consiglio europeo valuterà alcune proposte per raggiungere la massima integrazione politica possibile nel tentativo di risollevare le sorti dell’Eurozona.
Le principali questioni esaminate riguarderanno:
• un maggiore controllo sui bilanci nazionali;
• la vigilanza sulle banche a livello europeo;
• una politica finanziaria, fiscale, estera e di difesa comune;
• la riforma dei sistemi sociali per un welfare uniforme attraverso l’integrazione del mercato unico e misure orientate ad aumentare la competitività delle singole economie.;
• il rischio di fallimento delle banche spagnole, da evitare attraverso il versamento, da parte della Bce, di una cifra compresa tra i 50 e i 90 miliardi di euro al fondo Salva-Stati UE.
La situazione è drammatica in tutto il Vecchio Continente. Nell’Eurozona ci sono circa 50 milioni di persone disoccupate o sotto-occupate ed è il momento di pensare seriamente a un piano per la crescita, perché è ormai chiaro che affidarsi solo alle pur necessarie discipline di bilancio sta strangolando l’economia. Finora il governo tecnico di Monti ha agito quasi esclusivamente solo sulla leva fiscale. È il momento di chiedergli di più, a partire dalle riforme strutturali necessarie a rilanciare il sistema Italia (con l’abbattimento del debito pubblico al primo punto) e da un immediato cambio di passo in Europa.
Va letta in questa chiave la “provocazione” lanciata da Berlusconi davanti ai gruppi parlamentari del Pdl: far capire a Monti la necessità di una svolta sui grandi temi, quali il ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza e gli eurobond. Al vertice di fine giugno Monti ha un solo, grande mandato: tutelare davvero gli interessi italiani in Europa, perché il quadro interno ed internazionale si sta complicando ulteriormente, generando nuove ondate di sfiducia che si assommano al clima di pessimismo già fin troppo diffuso.
Insomma: il Pdl si aspetta dal governo uno scatto di orgoglio nei confronti della politica tedesca del rigore, nient’altro che rigore, una svolta che possa restituire un minimo di fiducia a chi deve investire. Per essere chiari, è necessario che si vada certamente a fondo nella spending review, nei tagli alla spesa pubblica, ma basta sacrificare tutto sull’altare della riduzione del deficit.
Tutti i necessari sforzi di risanamento risulteranno infatti inutili se l’Europa non farà la sua parte, con un’azione monetaria espansiva in grado di evitare una crisi di liquidità che potrebbe portare alla fine dell’euro. In Grecia si assiste già da tempo al fenomeno dei cittadini che ritirano i soldi dai depositi bancari e li mettono sotto il materasso o li spostano su banche di altri Stati considerati più sicuri, o addirittura li convertono in dollari. La Spagna, con lo spread ormai vicino al punto di non ritorno, corre lo stesso rischio.
Dovrebbe far riflettere il fatto che Barack Obama, il quale a causa del contagio europeo rischia di perdere le elezioni, abbia abbandonato ogni cautela diplomatica “consigliando” all’Unione Europea di imitare la politica economica americana per superare la recessione.
Gli Usa hanno superato le gravissime crisi degli ultimi anni utilizzando gli strumenti a disposizione della Banca centrale americana che sono:
1. la politica monetaria, attraverso cui la Federal Reserve garantisce la stabilità economica nel Paese;
2. la funzione di prestatore di ultima istanza, attraverso cui la banca centrale americana fornisce liquidità alle banche per prevenire, o contenere, le fibrillazioni sui mercati.
Monti, dunque, deve far sentire la sua voce per ottenere margini di margini di manovra sulla “golden rule”, ossia sulla possibilità di investire soldi pubblici per la crescita, e sull’ opportunità di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione verso le piccole e medie imprese. Ma la partita più importante sarà quella relativa agli eurobond, che non sono uno strumento per aggiungere debito a debito o per mutualizzare il deficit dei singoli Paesi, ma un mezzo per assicurare il risanamento che garantirà crescita e posti di lavoro.
Una cosa è chiara: senza solidarietà finanziaria, per l’Europa non c’è avvenire. Un primo passo avanti è stato fatto, perché ora il disaccordo non è se introdurre le obbligazioni europee, ma quando: per la Francia, devono servire a superare la crisi, per la Germania, a certificare che è stata superata. L’Italia deve schierarsi con forza con la Francia. Monti sa che l’esito del vertice europeo avrà ripercussioni non marginali sulla politica italiana. Ne faccia tesoro.






