Pdl-Lega: matrimonio finito?
di @martinasassoli
Qualcuno potrà pensare che sono fissata.
Che ho una sorta di deformazione professionale in materia di divorzi politici.
Eppure garantisco che non sono un avvocato e tantomeno matrimonialista, quindi di professionalità non posso proprio parlare.
Ma che qualcosa di strano ci sia nei rapporti, ormai aciduli, tra Popolo della Libertà e Lega Nord, é fuor di dubbio.
E per chi, poco avvezzo alle logiche del nord, non riesce a capire cosa stia succedendo tra i due leader Berlusconi e Bossi (B&B come simpaticamente li acronimizzo io), provo, con molta umiltà, a dare una spiegazione.
Partiamo dall’inizio, ma non spaventatevi.
Partiamo dal 12 novembre 2011, da quel sabato infernale in cui Roma divenne cornice inconsapevole di speranze e paure di una buona fetta di italiani, quegli italiani che aspettavano di capire, su barricate completamente opposte, se i rumors anticipatori delle dimissioni di Berlusconi stessero per tramutarsi in realtà.
Da quel momento, le strade di B&B si divisero: l’uno definì la linea della responsabilità, appoggiando la calata della tecno-squadra montiana, l’altro decidendo di tornare a ricoprire il ruolo di oppositore. É chiaro che dopo gli anni passati al Governo in cui la Lega poco aveva da abbaiare “Roma ladrona” , il partito del nord stava pian piano perdendo consensi. O, perlomeno, perdendo il tradizionale celodurismo con cui galvanizzare le folle di militanti e sostenitori.
Ben venga, quindi, l’opportunità di tornare a essere forza d’opposizione, facendo, per qualche tempo da cane da guardia contro il Governo Monti e cavalcando, ancora una volta, il malcontento che da questo sarebbe scaturito.
E quando mai ricapita un’occasione del genere, avranno pensato i padani?
Tanto, qualche posticino di comando, la Lega ancora lo conserva. Tanto per dire e sparare due cartucce veloci, qualche nomina nei Cda statali é rimasta, ma ancora meglio, la Lega guida, insieme al PdL, tre regioni economicamente e politicamente strategiche: il Veneto, il Piemonte e la Lombardia.
E proprio su quest’ultima vorrei concentrarmi per spiegare il giochino che sembra essere in atto.
Ipotizzando che la primavera 2012 non veda appuntamenti elettorali di straordinaria rilevanza nazionale (e tutto ad oggi lo farebbe pensare), la Lega vuole usare le amministrative come banco di prova per raccattare tutto il consenso elettorale di quella enorme fetta di società che oggi si dichiara “delusa”, facendosi portavoce del malcontento generale e generalizzato.
Ed ecco allora che spunta il problema numero uno: come può la Lega presentarsi alleata di quel “partitaccio” che sostiene Monti? Meglio correre da sola.
O meglio. Correre alleati con il PdL laddove il candidato sindaco é espressione padana, in modo da avere più chances (se la matematica non é un’opinione, due partiti alleati sono più forti di un partito che corre in solitaria). Laddove invece il candidato sindaco spetti agli azzurri, beh allora il discorso cambia. La Lega chiede il diritto assoluto di veto sul nome del papabile sindaco (senza però riconoscere il diritto di reciprocità nei casi di candidato leghista) o, in alternativa, sarebbe pronta a correre da sola, con l’accordo eventuale di coalizione in caso di ballottaggi.
Come a dire: tanto non abbiamo nulla da perdere. Ma anzi, abbiamo tanto da guadagnare e comunque ancora tanto con cui ricattare. Perché in caso di mancata soddisfazione, la Lega potrebbe sempre minacciare gli amici-nemici, come successo pochi giorni fa, di far cadere la giunta di Roberto Formigoni, unico presidente di regione in quota PdL al nord.
Ovvio, allora, che gli uomini e le donne del Popolo della Libertà non siano particolarmente entusiasti di questo aut aut.
In primo luogo perché, le condizioni, solitamente le pone chi é in posizione di forza e non il contrario.
Secondo, perché il popolo azzurro inizia a vivere con seria difficoltà la coabitazione con gli alleati. Diciamocelo tranquillamente, noi Pidiellini, fondamentalmente siamo un po’ irascibili e sempre pronti alle scissioni interne. Prima ci dichiaravamo guerra interna tra ex socialisti ed ex democristiani, poi tra ex aennini ed ex forzisti. Ora che ci hanno detto che dobbiamo stare calmi e che il partito (al momento) resta integro, senza spaccature interne, un qualche “nemico” dovremo pur trovarlo.
Ed ecco che spuntano i malumori, e per certi versi anche a ragion veduta, contro la Lega che dal canto suo ce la sta mettendo proprio tutta per alimentare i dissidi e rendere le future coabitazioni un po’ meno serene… E anche un po’ meno auspicabili.
Che dunque questo matrimonio sia arrivato al final rush, quello in cui solitamente moglie e marito si rinfacciano le peggiori accuse e i più infamanti insulti ?
Le statistiche ci dicono che in Italia oltre il 30% dei matrimoni non supera i tre anniversari.
In caso di divorzio, B&B potrebbero essere almeno soddisfatti di aver mantenuto la relazione per quasi vent’anni, a fasi alterne come in tutte le migliori storie d’amore.
Quel che resta in dubbio é capire con chi il marito si consolerà dopo questa storica divisione.






