Il Faro/ Dalla Grecia alla Siria, il mondo cerca soluzioni a Camp David

Che ne sarà della nostra Europa? Davvero dobbiamo arrenderci alla dottrina del più forte e abbandonare i greci al loro destino? E poi? Chi sarà il prossimo? La crisi della Grecia e i rischi di contagio alla zona dell’euro e all’economia mondiale saranno i temi principali del G8 di Camp David, al cui tavolo sarà seduto per la prima volta il neo presidente francese Francois Hollande, mentre il presidente russo Vladimir Putin si farà sostituire dal premier Dmitri Medvedev.

Una presenza e un’assenza che dicono molto sull’agenda di questo vertice dei grandi. Hollande arriva a Camp David con in tasca la sua strategia per la crescita in Europa, da coniugare con la visione ‘rigorista’ della cancelliera tedesca Angela Merkel. Putin resta a Mosca per rimarcare la sua distanza dagli Usa su importanti dossier di politica estera, dallo scudo antimissile, visto come un atto ostile verso la Russia, alla Siria. Dice molto sui nuovi equilibri che si stanno creando tra gli Usa e i leader Ue, anche la decisione del presidente Barack Obama di chiedere al premier Mario Monti di introdurre sabato mattina la prima sessione dei lavori del G8 su ‘Economic and Global Issues’, cioè sui temi economici globali. Leggi il resto di questo articolo »

Niente scissioni, solo ridistribuzione delle forze

di Giovanni Calabresi

Quando si parla di spacchettamento di una forza politica – in questo caso del Pdl – in nome di una redistribuzione di equilibri e di sensibilità interne, dobbiamo fare molta attenzione.

Innanzitutto si rischia di far affidamento su un improbabile “effetto somma” che in politica non segue una logica squisitamente matematica. In pratica, al momento delle elezioni, la somma dei partiti non equivale a quella dei consensi da loro ottenuti o ottenibili  individualmente. Uno più uno in politica non ha mai fatto due, ma 1 e mezzo; al limite, addirittura, in casi particolarmente fortunati, tre. Si tratta comunque di un azzardo .

Poi, il secondo rischio è di creare un nuovo pluripartitismo estremo che, in clima di proporzionale senza vincolo di coalizione, quale quello verso cui sembra ci stiamo proiettando, potrebbe dar vita a non pochi problemi. Leggi il resto di questo articolo »

Una nuova stagione dogmatica. Laica però…

di Francesco Natale

Così scriveva Reginald Garrigou Lagrange, studente in medicina e poi frate Domenicano: «La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede, è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma poi intransigenti nella pratica, perché non amano. La Chiesa assolve i peccatori, i nemici della Chiesa assolvono i peccati».

Non ce ne voglia la buona anima del frate domenicano Garrigou, ma…quanta sana politica in sole quattro righe epigrammatiche.

Vediamo nel dettaglio perché: c’è stata una stagione, italiana e non solo italiana, durante la quale ogni dogma, fosse esso laico o cattolico, è stato messo in discussione.

Qualcuno (Mario Capanna per citare il più famoso) ha chiamato quegli anni «formidabili». Tutto in discussione, tutto demolito, morte alla «morale borghese».

Fine dell’ipocrisia, quindi, almeno istituzionalmente: abbiamo legalizzato per mandato popolare tutto il “legalizzabile”, perché i dogmi avevano fatto il loro tempo.

Lo slancio iconoclasta, manco ci fossimo tutti risvegliati con l’irascibile contegno di Leone l’Isaurico, ha portato a riconoscere come legittimi comportamenti ed azioni che tali prima non erano, grazie al bieco ed abusato strumento referendario.

Con questo, fine della discussione su aborto e divorzio e, finalmente, cominciamo a parlare di “cose serie”. Leggi il resto di questo articolo »

«Il Paese di Pollicino», il nuovo dossier di Save the Children

di Silvana Murgia

Il 22,6% dei bambini è a rischio povertà. Tra i più colpiti quelli con un solo genitore e i figli delle giovani coppie. È quanto emerge dai dati del nuovo dossier «Il paese di Pollicino» di Save the Children, dati drammatici che ci posizionano ai primi posti della classifica europea sul rischio povertà minorile.

«È una povertà che ha radici lontane, perché non è da oggi che gli adulti si dimenticano dei bambini. È da molti anni che l’Italia non investe sull’infanzia: l’1,3% del Pil contro una media del 2,3%, e questa è una costante da molti anni. Questo fa sì che i servizi per i bambini in Italia siano molto scarsi» ha dichiarato Matteo Rebesani, co-curatore del rapporto. Leggi il resto di questo articolo »